La sicurezza informatica al tempo dei nativi digitali

13:15 - 01 dicembre 2011 a cura di Mattia Speroni | Social

"Symantec ha rilasciato gli ultimi dati del Norton Online Family Report che mostrano tendenze positive e negative riguardanti la sicurezza informatica all'interno delle famiglie di 24 paesi. In quest'occasione è stato anche possibile ascoltare le parole del professor Paolo Maria Ferri che ha spiegato il concetto di nativi digitali e non solo!"

Nativi o migranti digitali?

Nella giornata di ieri si è tenuto un incontro, promosso da Symantec, per discutere sugli ultimi dati riguardanti i trend delle minacce informatiche e di come poter affrontare questa problematica all’interno della vita comune, anche da parte delle persone più giovani.

Prima ancora della spiegazione dei dati a livello italiano e mondiale (tratti dall’ultimo Norton Online Family Report) però, è stato possibile ascoltare un’interessante spiegazione sulle nuove generazioni e sulla loro interazione con le tecnologie da parte del Professore Paolo Maria Ferri che attualmente insegna presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano Bicocca.

Paolo Maria Ferri

Quello che ha voluto sottolineare il Professor Ferri è l’interazione di quelli che vengono definiti “nativi digitali”, ossia quella parte di popolazione che da quando è nata si trova già a poter interagire con le ultime tecnologie informatiche al contrario dei migranti digitali che invece hanno avuto modo di conoscerle solo in una fase successiva.

Il “gap” che si può riscontrare in ambito scolastico è spesso evidente nel caso si confrontino le capacità di apprendimento tra gli alunni nativi digitali e gli insegnanti (nonostante il Professor Ferri abbia comunque voluto sottolineare come in Italia il lavoro degli insegnanti sia stato di buon livello rispetto alle possibilità offerte dal sistema scolastico)mentre viene ridotto guardando in direzione dei genitori delle ultime generazioni, che hanno una conoscenza del mondo informatico e tecnologico superiore alla media nazionale.

Si passa così dal codice alfabetico al codice digitale, ossia dalla capacità dei nuovi nati di accedere (in un ambiente che lo permette, quindi con la presenza di oggetti tecnologici/informatici) in maniera naturale alla tecnologia che può essere sottoforma di animazioni, immagini, suoni e in maniera minoritaria di testo, punto fondamentale dei migranti digitali.


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