SOPA, Stop Online Piracy Act

14:30 - 19 gennaio 2012 a cura di Antonino Serra | P2P

"Andiamo ad analizzare il tanto, a ben vedere, discusso Stop Online Piracy Act, al momento al vaglio delle Camere degli Stati Uniti d'America: una proposta di legge che rischia (i piu' maliziosi direbbero che vuole deliberatamente) di diventare una vera e propria legalizzazione della censura."

SOPA, censura?

Il detto dice "Date a Cesare quel che è di Cesare". Perché non farlo anche su argomenti così spinosi come la libertà da sempre esistita (e con forza difesa) su internet? Perché far legiferare in merito a gente che, non per loro colpa, non capisce e non può capire i delicati equilibri che reggono la rete del world wide web? Fondamentalmente è questo il quesito più importante in assoluto. E' come se un qualsiasi uomo comune venisse preso a dirigere un'importantissima operazione sotto copertura della CIA. Semplicemente impossibile, oltre che imponderabile, voi direte. Questo è esattamente ciò che è successo con il SOPA, o Stop Online Piracy Act, un documento che si pone un nobile obiettivo, l'eliminazione della pirateria, con mezzi però totalmente sbagliati.

Il fautore di tutto questo è il signor Lamar S. Smith, che ha depositato la proposta di legge il giorno 26 ottobre 2011. La legge, come già detto, permetterebbe ai detentori di diritto d'autore di rivalersi contro chi supporta, volontariamente o meno, l'uso illecito di documenti, file o altro sotto copyright. Il problema è proprio quello: volontariamente o meno. Ciò significa che, ad esempio, se il nostro sito Tech Station dovesse vedere iscriversi sul forum un utente che incita al download illegale di un film, ecco che scatterebbe la sanzione; non, però, per l'utente che si trova nell'illegalità ma per il sito web che, volente o nolente, è "costretto" ad ospitare le affermazioni del detto soggetto. La sanzione non è propriamente debole, in quanto prevede:

  1. che il provider internet blocchi l'accesso al sito entro cinque giorni dalla notifica dell'AG (attorney general), ossia del procuratore che difende gli interessi dell'accusatore
  2. che tutti i motori di ricerca (da Google a Bing, fino a Yahoo!) rimuovano tutti i risultati che porterebbero al suddetto sito web
  3. che gli AD providers (Google AdSense, per esempio) smettano subito di fornire servizi di pubblicità al sito
  4. che le aziende che si occupano dei pagamenti (PayPal su tutte) interrompano il servizio all'istante

Ciò significa che l'AG avrebbe pieno potere e piena ragione (datagli dalla legge, non dal buon senso) di censurare un qualsiasi sito web, dalla piccola realtà aziendale di una PMI fino a Facebook. Non è tutto, però: sebbene si tratti di una proposta di legge che verrà discussa negli USA, la legge ha effetto sui siti internet di tutto il mondo che sono accusati di violare il diritto d'autore di una casa statunitense - la quasi totalità delle major sono statunitensi.

stop sopa

Il web, però, non ci sta. Ieri, 18 gennaio, è stata la giornata mondiale della protesta online contro il SOPA. Da parte nostra, noi redazione di Tech Station siamo pienamente d'accordo con tutti coloro i quali hanno protestato, inserendo un banner o addirittura mettendo down il loro sito web per qualche ora o per l'intera giornata. Non siamo assolutamente d'accordo con i modi con cui questo Stop Online Piracy Act voglia colpire la pirateria, non con le intenzioni; la pirateria, oltre che contro la legge, è anche il motivo per cui (ad esempio) sempre più aziende decidono di non produrre più software videoludico per PC. I modi, come già detto, però, non sono assolutamente adatti allo scopo, poiché influenzati dalla scrittura che a mio personalissimo avviso (ma non credo di essere l'unico) è incompleta e non è minimamente specifica.

Una legge, per definirsi tale, deve quantomeno essere chiara su cosa è oggetto della propria tutela e cosa invece infrange le regole da lei determinate. Se il primo punto è chiaro, il secondo invece non risponde assolutamente alle caratteristiche che determinano una legge:

"An 'Internet site is dedicated to theft of U.S. property' if [a portion of the site is US-directed] and is used by users within the United States and is primarily designed or operated for the purpose of offering services in a manner that enables or facilitates [copyright violation or circumvention of copyright protection measures]"

In parole povere, questo paragrafo spiega come un qualsiasi sito web è "dedicato al furto di proprietà intellettuali statunitensi" se una parte di questo stesso sito è strutturata in modo tale da poter facilitare gli utenti ad operare il furto delle suddette proprietà intellettuali. Questo è un motivo più che valido per poter affermare candidamente che noi redazione di Tech Station, ed io in prima linea, siamo assolutamente contrari alla proposta di legge del signor Lamar S. Smith.

Come è scritta, se dovesse passare significherebbe la morte della libertà di internet, una delle poche cose che sono ancora libere.


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